Ghostbusters Legacy: lo zampino di Netflix dietro il successo di Jason Reitman

Il successo di una pellicola oggi è davvero subordinato e collegato con le piattaforme di streaming come Netflix, Prime Video e Disney Plus? A un occhio disattento questo quesito potrebbe risultare bizzarro o del tutto off topic; eppure oggi stiamo vedendo come molte opere sia in evidente debito nei confronti delle realtà di streaming. Registi come Martin Scorsese, Alfonso Cuaron, Joel Coen e Paolo Sorrentino, collaborato con le piattaforme per avere visibilità e spesso anche i fondi necessari per girare il loro nuovo film. Proprio mentre stiamo scrivendo Killers of the Flower Moon di Scorsese è in fase di produzione, grazie al gioco di squadra tra Paramount Pictures e Apple TV +. Ogni mese vediamo poi opere distribuite e prodotte da Netflix, Prime Video, Infinity e Disney Plus. Questo per evidenziare un aspetto produttivo e pratico di come funziona l’industria del cinema e più in generale quella degli audiovisivi, oggi.

Ghostbusters: Afterlife di Jason Reitman

È attualmente nelle sale il terzo capitolo della saga Ghostbusters, che finalmente dopo svariate peripezie ha visto la luce e trovato la sua naturale collocazione in sala. Tuttavia con uno sguardo leggermente più critico, possiamo subito notare come questo film diretto da Jason Reitman, sia fortemente in debito nei confronti di un certo immaginario stile Netflix. Il film è ben realizzato e si basa sui personaggi originali, affermando di fatto come il remake/reboot del 2016 sia stato solo un errore di percorso. Il tratto più interessante dell’opera è legato però all’attualità, visto che non si tratta di un semplice amarcord nostalgico per esponenti della Generazione X, malgrado certa critica stia insistendo su questo punto.

Quando tre differenti generazioni danno vita a un film (di successo)

Nel film infatti convivono attori che appartengono a tre differenti generazioni: la prima è quella dei Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver e via dicendo, che vestono nuovamente i panni dei loro ruoli originali abbandonati dopo il secondo capitolo della saga datat0 1989. La seconda è quella di Paul Rudd, Carrie Coon, Bokeem Woodbine e Olivia Wilde. Dei quattro è impossibile non notare il legame di Rudd e Woodbine con l’Universo Marvel, dove specialmente Rudd, classe 1969 ha avuto il suo momento di gloria, partecipando a successi come Avengers: Endgame, Ant-Man e Capitan America: Civil War dei fratelli Russo. Abbiamo però in questo nuovo capitolo di Ghostbusters una terza generazione di attori e potenziali divi del futuro. Si tratta di piccole star come Mckenna Grace, Logan Kim e soprattutto Finn Wolfhard. Probabilmente questo nome non vi dirà molto, se non siete dei nerd appassionati di cinema e serie tv, ma il suo personaggio vi farà drizzare le orecchie. Si tratta infatti di Mike Wheeler di Stranger Things dei fratelli Duffer. Il giovane attore canadese ha già recitato in altre pellicole di successo per il grande schermo come It e The Turning, opere di genere horror-fantasy che si prestano bene al suo volto scavato e sofferente.

Il ruolo di Netflix nel successo di questo nuovo Ghostbusters: Legacy

Il ruolo di Netflix nel successo al botteghino di questo nuovo capitolo della saga Ghostbusters non finisce qui. Una delle serie di successo lanciate durante l’autunno di due anni fa risponde infatti al nome di The Movies That Made Us, i film della nostra infanzia. Manco a farlo apposta tra le prime opere trattate figurava proprio Ghostbusters, in buona compagnia (Dirty Dancing, Trappola di cristallo, Home Alone), segno che questo film di culto diretto da Ivan Reitman (padre di Jason) nel lontano 1984 non era stato affatto dimenticato o messo in soffitta. L’idea di un sequel coi personaggi originali della serie, circolava a Hollywood da lungo tempo. Probabilmente il ritardo è stato legato prima alla dipartita di Harold Ramis, a cui questo nuovo film è dedicato, così come al flop clamoroso del reboot del 2016. Perché, va bene la cancel culture e il #metoo, ma certe opere e operazioni dovrebbero escludere il terreno della nostalgia e del nostro fondato immaginario collettivo. Ora non è un caso se ai botteghini questo nuovo Ghostbusters Legacy abbia già incassato solo negli States oltre 42 milioni di dollari, scalzando in modo perentorio l’ultimo film Marvel, Eternals, che tuttavia viaggia sui 330 milioni di dollari di incasso. Il successo di questo film diretto dal giovane Jason Reitman è da ricercare nell’ondata nostalgica e del revisionismo, di cui le piattaforme di streaming sono dirette responsabili.

Considerazioni finali sul successo del nuovo Ghostbusters

Eppure non si tratta di un’equazione algebrica dal risultato scontato e prevedibile. Abbiamo visto come ad esempio l’operazione Principe cerca moglie 2 (Il principe cerca figlio, 2021), con Eddie Murphy sia stato un colossale fiasco e ci sarebbero tanti esempi da mettere sul banco, a favore di Ghostbusters Legacy, ma non è necessario. Il successo di un’operazione di questo genere è da rintracciare in effetti in tanti episodi. Chi conosce bene il mondo del cinema, sa che in questi casi anche affidarsi a un nome come quello di John Papsidera, responsabile casting, significa vederci lungo. Quello che funziona in questo Ghostbusters Legacy è proprio il cast sui tre livelli generazionali. Scontato dire che avere dalla propria il cast originale, più uno creato digitalmente, abbia aiutato alla buona riuscita dell’opera. Utilizzare un volto come quello di Paul Rudd è stata una mossa vincente, che ha dato ottimi risultati, ma c’è un altro aspetto che rende il film davvero valido e meritevole di essere associato (con le differenze del caso) ai due capitoli originali. Si tratta della scelta dei giovani attori. In particolare “i nipotini” di Egon Spengler/Harold Ramis, danno credibilità a questa operazione di marketing, basata sul veicolo della nostalgia. L’industria della nostalgia è l’unico settore che non conosce crisi, e non licenzia proprio nessuno, anzi semmai assume nuovo personale. Questa è la grande lezione che Netflix (e le altre piattaforme) stanno infondendo in un settore, quello degli audiovisivi, che definire in crisi sarebbe riduttivo, ma che per questioni di tempo e di spazio, possiamo limitarci a dire che se oggi il cinema ha ancora una possibilità di sopravvivere, questa deve passare attraverso i Nolan, Villeneuve e tutti i cineasti dotati di talento e capaci di creare un ponte tra la generazione della New Hollywood e quella della Netflix Generation. Sotto questo punto di vista la missione di Jason Reitman può dirsi compiuta e perfettamente riuscita.

 

netflixmagazine.com

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