Desktop movie: il cinema visto dal computer

Una tendenza innovativa che sta influenzando, e non poco, la cinematografia contemporanea, soprattutto nell’ultima decade del nuovo millennio sono i cosiddetti “desktop movies” e cioè di quei film in cui la narrazione audiovisiva degli eventi si svolge interamente sullo schermo di un computer o di uno smartphone. Utilizzando le numerose app e software di questi dispositivi come contenitori per veicolare la narrazione e divenuti popolari dal 2010 in poi grazie al crescente impatto di internet sulla vita di tutti i giorni. Noti anche come computer screen film sono un nuovo genere in forte diffusione.

Passiamo sempre di più della nostra vita davanti a piccoli schermi. Dedichiamo sempre più tempo (libero) alle attività online. Le forme di intrattenimento classiche, come lo spettacolo cinematografico, soffrono di questa virata dal fisico al virtuale.

Anche se i film ad alto budget, prodotti dalle più importanti “majors” cinematografiche, continuano a fare buoni incassi è innegabile che le presenze nei cinema tradizionali sono, per diversi motivi che non staremo qui ad analizzare, in diminuzione.

Smartphone, computer, tablet e smart TV sembrano prendere il sopravvento sul grande schermo che, tradizionalmente, è l’habitat del lungometraggio. Ragione, questa, per cui si è sviluppata la tendenza di portare, in alcuni film, appunto i desktop movies, quegli schermi digitali nel loro regno cinematografico.

I desktop movies potrebbero rappresentare un format in sintonia con i nostri tempi, dotati di peculiarità stilistiche, narrative e tematiche non indifferenti. Rappresentano un nuovo modo di fare cinema e costituiscono una tendenza che può anche rivelarsi, nel tempo, una meteora che avrà fatto il suo corso dopo una manciata di films, ma che merita comunque la giusta e dovuta attenzione.

Noi di netflixmagazine.com, abbiamo appositamente cercato per voi alcuni fra i titoli più interessanti di questo particolare genere di film per sottoporli alla vostra attenzione.

Unfriended del 2014 realizzato dal regista Leo Gabriadze è il perfetto esempio di desktop movie, questo film, infatti, parla di un gruppo di adolescenti, Blaire, Mitch, Jess, Adam Ken e Val, i quali una notte prendono parte a una sessione di videochat di gruppo online quando vengono improvvisamente raggiunti nel gruppo da un utente noto solo come “Billie227”.Pensando che sia solo un problema tecnico dovuto all’app della videochat, gli amici continuano tranquillamente la loro conversazione…finché Blaire non inizia a ricevere strani ed inquietanti messaggi da qualcuno che afferma di essere Laura Barns, una compagna di classe che si è uccisa, per una vicenda di cyberbullismo, esattamente un anno prima. E mentre Blaire cerca di smascherare l’identità di Billie, i suoi amici sono costretti a confrontarsi con i loro segreti e le loro bugie più oscure in un clima di crescente tensione fra i protagonisti che ci porta fino al sorprendente finale.

Anche Searching del 2018, regista Aneesh Chaganty, è un film allo stesso tempo originale e coraggioso, con le nuove tecnologie in primo piano e che mette in risalto come queste ci abbiano cambiato la vita, in cui ogni passo della trama corrisponde ad un’apertura di pagina web e che si svolge interamente sugli schermi di due pc portatili. Ogni evento ci appare attraverso un monitor, in streaming televisivo o da una web camera.

Parla di un padre, David Kim, americano di origini coreane, in preda alla disperazione quando sua figlia Margot, di 16 anni, scompare e un’indagine della polizia non porta a nessun risultato. Decide allora di cercare nell’unico posto in cui può trovare delle risposte: il laptop di Margot. Sperando di rintracciare le sue impronte digitali, David contatta i suoi amici e guarda foto e video per ogni possibile indizio su dovesi trovi.

Profile, realizzato nel 2018 per la regia di Timur Bekmambetov, racconta invece la vera storia di Anna Erelle

Narra le vicende di una giornalista che, lavorando sotto copertura, accetta un incarico ben remunerato, ma pericoloso: deve entrare in contatto, attraverso i social media, con un reclutatore di terroristi dell’Isis, per capire quali sono i metodi adottati da questi per convincere ed aiutare nel viaggio le ragazze adescate ad abbandonare l’occidente ed andare in Siria, per combattere al fianco dei jihadisti islamici.

La giornalista cambierà identità, sia nella realtà sia sul web, avendo un nuovo profilo facebook e nuove abitudini digitali. Entra in contatto, via social, con un giovane soldato dell’Isis mettendo in atto una strategia di seduzione finchè, con sua stessa sorpresa, non si renderà conto di essere attratta veramente dal reclutatore, rischiando di diventare lei stessa un’estremista militante.

Profile è ispirato al bestseller del 2015 “Nella pelle di un jihadista” di una giornalista francese che ora ha la protezione della polizia 24 ore su 24 e ha cambiato il suo nome in Anna Érelle.

In The Den(2014), invece, una studentessa di nome Elizabeth studia il comportamento delle persone che utilizzano The Den, un sito senza nessuna barriera protettiva dove ognuno, uomo, donna o bambino di qualunque nazionalità, può accedere e chattare in webcam con degli sconosciuti.

La ragazza interagisce con quante più persone possibile, registrando ogni interazione sul suo computer, finché un giorno è involontaria testimone di un misterioso omicidio online a cui assiste tramite webcam e chela fa diventare il prossimo obiettivo dell’assassino.

Questi sono solo alcuni dei titoli più rappresentativi di un genere cinematografico innovativo ed in espansione che mettono in evidenza alcuni fenomeni social da non sottovalutare come il cyberbullismo (Unfriended) o la manipolazione collettiva delle menti (Profile) e sono disturbanti perché ci sbattono in faccia gli effetti pericolosi e distorsivi dei social media se utilizzati nella maniera sbagliata.

Carlo Camoli

 

 

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