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I segreti del trading finanziario: ciò che i media non raccontano e che il cinema ci svela

Cinema e finanza, un binomio interessante, in tutte le sue sfaccettature, che non poteva certamente passare inosservato al grande schermo.

Tragedia, commedia, ingegno, catastrofe e redenzione sono tutti ingredienti presenti nei film che hanno a che fare col mondo della finanza e che Hollywood ha prodotto nel corso degli anni.

La maggior parte di questi film ritrae i professionisti della finanza in modo tutt’altro che lusinghiero: le storie incredibili di eccessi, l’assunzione di rischi, l’effettuazione di operazioni finanziarie che superano il confine della legalità e, naturalmente, l’avidità sono tutti elementi che rendono questo genere avvincente.

L’avidità è un bene” diceva Gordon Gekko (Michael Douglas) in uno dei classici sul mondo della finanza, il celebre Wall Street del 1987, diretto da Oliver Stone. E l’avidità dell’essere umano, soprattutto per quanto concerne il suo rapporto con i soldi, ci mostra anche il lato oscuro del denaro.

Continua Gekko in Wall Street – Il denaro non dorme mai, seguito di Wall Street del 2010, diretto sempre dallo stesso Stone, “E’ l’avidità che spinge il mio amico barista a comprare tre case che non può permettersi senza dare l’anticipo, ed è l’avidità che spinge i vostri genitori a chiedere un mutuo di 250.000 dollari sulla casa che ne vale 200.000 e con quei 50 (mila dollari) che avanzano correre al centro commerciale a comprare la tv al plasma, l’ultimo cellulare, il computer e già che ci sono anche un suv… “

In questo bellissimo monologo si coglie, in effetti, un aspetto oscuro, ma anche terribilmente reale e comune a molte persone: la mancanza di una “educazione finanziaria” che permette di gestire in modo equilibrato le finanze personali. Il denaro, infatti, è una risorsa limitata e, se mal gestita, può terminare bruscamente, condizionando spesso negativamente le vite umane e portandosi dietro una miriade di problemi che influenzano pesantemente le esistenze delle persone.

Il denaro può essere anche causa di comportamenti che danno origine ad una vera e propria dipendenza. Broker, banchieri, finanzieri sono tutte figure professionali il cui obiettivo è finalizzato alla ricerca costante del profitto.

E quando questa ricerca diventa ossessiva e spasmodica, il cinema ci mostra come gli esseri umani siano disposti a tutto (spesso anche ad andare oltre la legalità) per potersi garantire alti guadagni ed alti tenori di vita.

A tal proposito, i protagonisti di questi film sono visti come squali, speculatori senza scrupoli o freddi e cinici manipolatori di capitali e destini.

Le storie che questi film raccontano hanno un potenziale metaforico incredibile e le immagini a cui assiste lo spettatore, grazie ad ingegnosi esempi, raggiungono un livello di comunicazione non conseguibile attraverso la verbalità, visto che gli argomenti trattati sono intrisi di tecnicismi e di vasta complessità.

Ne “La grande scommessa –The big shortdel 2015 di Adam McKay, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Lewis, ci vengono e sposte diverse sfumature della grande crisi che colpì il settore immobiliare americano nel 2007 attraverso il punto di vista di alcuni broker, impiegati e gestori di fondi del settore bancario/finanziario che avevano capito in anticipo (nel 2005) ciò che stava per accadere.

Infatti, se si vuole indicare un momento che riassume la perdita della fiducia americana nell’idealismo economico, questo momento è probabilmente la recessione globale del 2008 esplorata ne “La grande scommessa”. Il film di Adam McKay ricorda, agli americani in particolare, i tragici eventi di quell’armageddon economico, quando 5 trilioni di dollari in pensioni, beni immobiliari, risparmi e titoli andarono in fumo, 8 milioni di persone persero il lavoro ed altre 6 milioni persero la casa.

Vengono, poi, definiti ed illustrati i complessi strumenti finanziari utilizzati dalle banche d’investimento per “frodare” i cittadini ed aumentare i loro profitti, dalle obbligazioni di debito garantite (collateralized debt obligationsCDO) e le tranche, ai CDS – credit default swap –derivati di natura creditizia che proteggono dal rischio di fallimento e che fungono, in sostanza, da assicurazione finanziaria, ai titoli garantiti da ipoteca, che hanno contribuito ad affondare l’economia globale.

Tali strumenti, non comprensibili alla maggioranza delle persone, sono chiariti allo spettatore tramite curiosi esempi (la zuppa di pesce del famoso chef Anthony Bourdain che spiega col cibo come le banche riuscissero a rifilare obbligazioni “tossiche” in pacchetti appetitosi per gli investitori oppure la cantante Selena Gomez che, insieme al padre dell’economia comportamentale Richard H. Thaler, all’interno di un casinò, ci spiegano cosa sia un “CDO sintetico ”grazie al gioco del blackjack ed ai comportamenti irrazionali collettivi dei presenti che assistono alla partita).

Detto ciò, possiamo affermare che esistono alcuni elementi che sono un comune denominatore di queste trasposizioni cinematografiche del mondo della finanza.

In primis, la mancanza di trasparenza e, di conseguenza, l’atteggiamento fraudolento e criminale di alcune cosiddette “banche d’affari” verso i propri, malcapitati, investitori.

In secondo luogo, l’evidenza di come il denaro possa spingere gli esseri umani a speculare pesantemente su attività economiche e vite umane, senza prendere minimamente in considerazione le distorsioni e i danni che la speculazione può causare ai privati risparmiatori e al mondo dell’economia produttiva (che è ben diverso dal mondo della finanza).

Altro elemento interessante è rappresentato da ciò che i media, asserviti al potere, non dicono (o meglio nascondono) quando si verificano situazioni delicate come il fallimento di una banca o l’emissione di titoli tossici da parte di queste (In Wall Street – Il denaro non dorme mai un passaggio interessante è quando Gekko, parlando col fidanzato della figlia, Jacob Moore (Shia LaBeouf), dopo lo scoppio della crisi immobiliare americana, mette in guardia il giovane broker spiegandogli che, qualora decidesse di rendere pubbliche le frodi commesse dalla banca del suo ex datore di lavoro, Bretton James (Josh Brolin), i media non si metteranno mai contro la banca o contro il governo perché tengono, come tutti, al profitto; è immorale – dice Gekko – ma non è illegale! ).

L’immagine che i film danno al mondo della finanza è, quindi, un’immagine negativa e accusatoria, a volte a ragion veduta, altre volte perché figlia di pregiudizi difficili da scardinare.

Ma ciò che è davvero sorprendente (e che spesso ha trovato riscontro anche nella cronaca del mondo reale e non solo nella finzione cinematografica) è l’assoluta connivenza nonché le omissioni di Governo, colletti bianchi, giornalisti e addetti ai lavori che hanno mostrato, in più di una occasione, consenso e tolleranza verso azioni da censurare totalmente, perpetuate e messe in atto da banche o istituti di credito verso i propri risparmiatori.

D’altronde nel 2008la banca “Lehman Brothers”, che poi fallì in seguito alla crisi, continuò a proporre ai suoi clienti prodotti finanziari con una valutazione di merito creditizio (rating) che prevedeva una “tripla A” (valore massimo di affidabilità concesso dalle agenzie che controllano l’operato delle banche e valutano queste cose, dette appunto “agenzie di rating”). E questa, purtroppo, non è stata una notizia riconducibile alla finzione cinematografica…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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