FILM

COBRA KAI NEVER DIES: Recensione

Premessa doverosa:

Non sono un fan dei cavalli di ritorno, dei remake, dei sequel improbabili, delle operazioni nostalgia basate su cult che hanno segnato la storia, e non soltanto del cinema. Caso e fato vogliono che “Karate Kid” sia uno dei miti con cui sono cresciuto negli anni ’90. Come ho già predicato più volte sulla mia pagina Facebook, lo considero il film adolescenziale più riuscito e iconico di tutti i tempi, una specie di “Rocky” in versione Under 14.

 

Immaginatevi quindi con quale scetticismo, o peggio ancora, con quale paura io abbia approcciato “Cobra Kai”, una serie sequel ambientata 30 anni dopo gli eventi dei film, con gli stessi attori a riportare in vita i personaggi che hanno caratterizzato le loro (brevi) carriere.

Non ero innanzitutto convinto dal formato della Serie TV, che a mio avviso poco si presta a portare avanti i fatti di una saga cinematografica. Non ero convinto dal progetto in sé, convinto del fatto che ai pischelli dei tempi che corrono freghi ben poco dei film anni ’80 e del Karate, requisiti base per godersi appieno “Cobra Kai”.

 

Signori, alzo le mani. Mi sbagliavo in pieno, e ne sono felicissimo. “Cobra Kai” mi ha investito come un fiume in piena, facendomi risentire al centro di quel fantastico mondo in cui si risolvono i problemi a colpi di Karate, magari sul tatami di un prestigioso torneo, alla presenza di una folla in visibilio. La serie è riuscita, innanzitutto perché è stata in grado di cambiare il punto di vista. Se abbiamo sempre tifato per il buon Daniel LaRusso, ora ci mettiamo nei panni di Johnny Lawrence, quel bullo che abbiamo visto essere preso a calci in faccia con grande soddisfazione, ma che oggi siamo chiamati a capire e conoscere un po’ meglio. Perché sì, in un modo o nell’altro, quel calcio della gru passato alla storia ha cambiato la vita di Johnny, distruggendo il suo senso di confidenza e la sua certezza non soltanto nei propri mezzi, ma nella percezione che il prossimo potrebbe avere di lui. Ed ecco che un biondissimo biker cazzutissimo e pieno di gnagna diventa un alcolizzato di mezza età, padre di un figlio che a malapena conosce, inquilino di un appartamento anonimo, pulcioso e trascurato.

Di contro, Daniel San è diventato un re del mercato automobilistico, spammando i propri cartelloni pubblicitari in giro per la città, urtando la pazienza e i sentimenti del frastornato Johnny.

Lo ammetto, la premessa non è delle più originali, e non lo sono nemmeno gli sviluppi che la storia assume: faide tra figli, Dojo che riaprono, studenti di Karate che diventano gli eredi di Chuck Norris e Bruce Lee nel giro di due settimane scarse di lezione, ma non è questo il punto.

Il punto è che questa volta l’operazione nostalgia ha davvero funzionato: i richiami alla saga cinematografica sono in ogni dove, nella colonna sonora, in alcune battute dei personaggi, eppure riescono a non essere mai invadenti. Tutt’altro. Strappano un sincero sorriso, inseriscono lo spettatore ancora più all’interno della storia. Che ci crediate o meno, mi sono addirittura commosso in un paio di occasioni.

La ricetta, qualsiasi essa sia, ha funzionato. William Zabka e Ralph Macchio sono di nuovo sulla cresta dell’onda, più di trent’anni dopo.

E dire che le prime due stagioni della serie sono state sconosciute ai più per oltre due anni, distribuite soltanto su YoutubeRed, piattaforma americana che ha scaricato lo show non vedendone futuro. Ed ecco che qui entra in gioco la vecchia, cara Netflix, attenta ad accaparrarsi un prodotto che si è guadagnato il boom di ascolti e visualizzazioni in pochissime ore, schizzando in vetta a tutte le classifiche.

In un’era in cui trap e CGI spadroneggiano, il Rock tamarro anni ’80 e le sequenze di arti marziali tornano a prendersi la vetta del monte, conquistando grandi e piccini in un trionfo di nostalgia e curiosità verso il futuro.

Unica nota dolente, se vogliamo, è il doppiaggio italiano, a mio avviso davvero inascoltabile.

 

In attesa di una stagione 3 che il Covid ha purtroppo rallentato, cerchiamo di portare pazienza e di entrare in sintonia con gli sviluppi di una storia che tutti abbiamo amato.

 

Dai la cera, togli la cera…

Dai la cera, togli la c’era…

 

Giuseppe Cassone

 

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