FILM

#Alive (2020): come la Fase Uno, ma con gli zombie

Se fosse uscito qualche mese fa su Netflix, sarebbe stato un caso analogo a quello di Il Buco, il film che hanno visto tutti perché tappati in casa in Fase Uno, visto che l’alternativa erano le dirette della protezione civile oppure la nuova puntata di “Game of Conte”, la sit-com con meno draghi e più annunci di ulteriori chiusure. Ma prima di iniziare, ci vuole un po’ di musica e la scelta è facilissima.

Si perché se penso ad un titolo come “Alive”, da fanatico dei Pearl Jam mi viene in mente la loro canzone più famosa, in alternativa, un film di Frank Marshall del 1993, con un aereo pieno di giocatori di football che precipitava e alcuni momenti di cannibalismo, un classico delle repliche televisive durante la mia infanzia (poi chiedetevi perché sono venuto su così, così bene intendo!). In ogni caso, due storie di sopravvissuti e sopravvivenza, proprio come “#Alive”, che fin dal cancelletto – che ormai più nessuno chiama così – davanti, ci aiuta a capire quanto questo film sia radicato nel 2020.

Se fosse Giapponese, Oh Joon-woo (l’attore Yoo Ah-in) sarebbe considerato un Hikikomori, sempre chiuso in casa a giocare ai videogiochi, però è coreano e con quei capelli ossigenati al massimo possiamo considerarlo una sorta di Eninem diversamente figo, la cui quotidianità viene stravolta dall’arrivo di un virus che uccide le persone e le trasforma in bestie con gli occhi iniettati di sangue pronti a zomparti alla giugulare… Fiiu! Temevo una seconda andata del Covid-19! Invece sono solo zombie, i cari vecchi zombie, quasi un sollievo credetemi.

Ok, so cosa state pensando, non sono zombie, sono persone infette che per di più corrono come centometristi, quindi lontanissimi dal canone imposto da George A. Romero (in cui la “A” sta per amore, mi piace ricordarlo), siamo più dalle parti di “28 giorni dopo” oppure beh, l’associazione mentale più facile del mondo è quella con “Train to Busan” (2016), visto che entrambi i film arrivano dallo Corea del Sud, che sembra la nuova patria degli zombie infetti.

Che poi, non sarebbe ora di dare un nome a questi infetti che si comportano come zombie ma che di fatto non lo sono? Sono sicuro che il primo film che deciderà di battezzare con un nome proprio queste creature, cancellando per sempre anni di confusione, farà fare non dico un balzo quantico in avanti al genere, ma se non altro aiuterà ad evitare paragrafi di precisazioni. Posso suggerire qualche nome? V-Zombie? Anzi meglio, chiamiamoli asintomatici, così, tanto per restare in tema 2020.

Oh Joon-woo è rimasto solo a casa come Kevin McCallister, un appartamento dentro un palazzo che sembra un alveare, con poco cibo nel frigo e nessuna notizia dalla madre e dalla sorella, forse al sicuro, forse no chi lo sa. L’unica costante del ragazzo sono i giorni che passano tutti uguali, in questo senso “#Alive” è un perfetto “Come eravamo” (qualche mese fa) o per i più cinici, un memento mori di come saremo in caso di ulteriore chiusura, in ogni caso un film incredibilmente sul pezzo.

A ben guardalo è il perfetto controcampo di “Train to Busan” (2016), quasi un seguito apocrifo ben più simile nel tono e nell’atmosfera del seguito ufficiale del film “Penisula” (che si vocifera, potrebbe sbarcare proprio su Netflix). Guardando “#Alive” viene da immaginare che in una stazione il papà dell’altra pellicola sia impegnato a salvare la figlia, ma il regista Cho Il-hyung ci inchioda qui, con il suo ossigenato protagonista e la sua voglia di sopravvivere malgrado tutto.

“#Alive” non inventa poi molto, ma utilizza ogni suo elemento alla grande, gli zombie virali sono spaventosi e realizzati alla grande, il quantitativo di sangue non manca e nemmeno il livello di coinvolgimento. Si perché nelle giornate tutte uguali di Oh Joon-woo è impossibile non riconoscerci un po’ tutti, i suoi estremi tentativi di comunicare con il mondo esterno passano attraverso la tecnologia, proprio come è stato per tutti quanti noi durante il famigerato “Lockdown”, con la differenza che Oh Joon-woo ha in casa più aggeggi che in un negozio della Apple (compreso un costosissimo drone) e la connessione ad Internet Coreana, continua a funzionare anche in tempo di crisi, meglio di quella di uno strambo Paese a forma di scarpa in condizioni normali. Avrei voluto vederti in Italia caro Eminem coreano, qui trovare un Wi-Fi stabile è vera sopravvivenza!

Il regista Cho Il-hyung è bravo ad alternare momenti concitati e grondanti sangue e passaggi (tragi)comici, fino a far sprofondare il suo protagonista in abissi di frustrazione e depressione, insomma tutta la gamma di sentimenti che abbiamo provato un po’ tutti chiusi a casa. Ad esempio basta un video in rete con un ragazzo alle prese con un’asta da selfie – aspirante vincitore di un Darwin Award – per generare l’ansia quando il protagonista si ritroverà a sua volta in una situazione molto simile.

La svolta arriva con KimYoo-bin (l’attrice Park Shin-hye), tosta vicina di casa ben più pronta del protagonista ad affrontare la situazione apocalittica. Che poi vicina, nemmeno così tanto visto che vive nel palazzo dall’altra parte della strada, eppure “#Alive” invece di degenerare in un Romeo e Giulietta con zombie virali, saltella in maniera molto riuscita tra momenti intimi e scene horror, tra commedia e ansia, perché la coppia mal assortita le tenterà proprio tutte per restare vivi.

In 99 minuti “#Alive” si gioca parecchie carte, pescando dalla borsa dei trucchi, non voglio anticiparvi troppo della risicata ma comunque appassionante trama, forse l’unica pecca che posso constatare è un certo abuso di Deus ex machina (ne ho contati almeno due, ma potrebbero essere tre a ben vedere) che comunque non intaccano la riuscita di un film che se avesse voluto, avrebbe potuto essere anche più cattiva e satirica di così, ma si limita ad essere incredibilmente al passo con i tempi e a portare in scena tutto quello che vorremmo sempre vedere in una riuscita storia con i morti viventi, o gli infetti se preferite.

Insomma “#Alive” è decisamente il film di zombie del momento, lo trovate disponibile sul catalogo di Netflix e per certi versi fa riflettere. Ci saranno sempre più film a tema virale d’ora in poi? A ben guardare ci sono sempre stati, ma dobbiamo aspettarci un aumento del numero dei contagi (cinematografico)? Però questo film è anche una grande conferma, il genere horror è da sempre quello che riflette sulle nostre paure, quello che ci ricorda quanto i nostri corpi siano fragili e per certi versi, anche tutto quello che potremmo perdere. Chi è appassionato di horror sa bene che quando qualcuno dei personaggi comincia ad usare frasi come «Andrà tutto bene», quello di solito coincide con il momento in cui tutti cominceranno a morire male.

Quindi per certi versi “#Alive” è un instant movie involontario capace di centrare in pieno molti dei temi che hanno fatto parte delle nostre giornate in questo strambo e disgraziato 2020, ma è anche un ottimo modo per ricordare, in un Paese dove il mantra «Usciremo tutti migliori» è stato spazzato e dimenticato in cinque giorni netti e se ve lo state chiedendo no, non mi riferisco alla Corea del Sud.

 

Autore: Cassidy

 

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