FILM

Anatomia di un Cult: I Guerrieri della notte

Cult.

Parola che fa parte del linguaggio collettivo, utilizzata in ambito letterario, musicale e soprattutto cinematografico.

Perché un film diventa Cult? Che cosa deve avere per poter essere definito come tale, a volte anche dopo anni e anni dall’uscita?

 

Per poter eseguire un’autentica anatomia di ciò che è da considerarsi Cult, uno degli esempi migliori in assoluto è senza dubbio “I Guerrieri della notte”, o “The Warriors”, se siete più affezionati all’uso dei titoli originali.

Correva il 1979, e le strade americane erano popolate da gang vestite in modo stravagante, pronte a contendersi il territorio a suon di omicidio.

Walter Hill si sciroppa il romanzo di Sol Yurick e mette in piedi un film che ha fatto epoca, storia.

In una New York invasa dalle bande, Cyrus, capo dei Riffs, ha una visione: sogna di instaurare una tregua generale e di unire gli oltre 60.000 giovani di strada sotto la stessa bandiera, così da poter dare assalto alle forze di polizia, da lui identificate come il male a causa della corruzione che le pervade.

Servirà un grande raduno in un parco per poter spiegare il progetto a ogni banda, che dovrà presentare nove delegati. Tutto sembra filare liscio, i giovani teppisti sono in visibilio, ma qualcuno agisce fuori dal coro e spara a Cyrus, uccidendolo. Il colpevole è Luther, il capo dei Rogues. Un membro dei Guerrieri lo ha visto, ed è proprio per questo che i Rogues faranno credere a tutti che siano in realtà i Guerrieri i responsabili dell’omicidio di Cyrus.

 

Ne deriverà una spietata caccia all’uomo, con i Guerrieri che cercheranno disperatamente di tornare a Coney Island, a cinquanta miglia dal luogo del raduno, senza armi e senza alcun amico in giro.

 

La trama potrebbe sembrare non particolarmente originale, ma non bisogna farsi ingannare: ha radici antiche, pressoché mitiche. Tutto il film (e prima ancora il romanzo da cui è tratto) non è altro che un riferimento all’Anabasi di Senofonte, in cui i soldati Greci cercano di tornare a casa con i Persiani alle calcagna.

A differenza dei Greci, i Guerrieri non sono dei virtuosi. Sono un gruppo litigioso e male assortito, in cui le diverse personalità dei membri vengono spesso a contrasto, complicando così il “nostos”, il ritorno al suolo amico.

Si unisce a loro Mercy, donna libertina che ha deciso di vivere la vita “day by day, come se potesse servire ad evitare l’invecchiamento e il trascorrere del tempo.

 

I veri meriti del film, i veri fiori all’occhiello, sono molteplici. Partiamo dalla colonna sonora, un capolavoro anni ’70 con una forte contaminazione electro/disco che lascia intravedere quel mondo glitterato che saranno gli’ 80. C’è poi la fotografia, underground, quasi decadente. Le ambientazioni, tutte rigorosamente realizzate “dal vero” su strada, e non su un set. Per quanto fascinoso, questo punto rappresentò una vera e propria criticità durante la realizzazione del film. Molte bande della vita reale tentarono di assalire attori e membri della troupe, al punto che fu necessario assoldare dei veri microcriminali per proteggere le location e i camion delle attrezzature.

Curioso un aneddoto che riguarda alcuni attori, gli interpreti dei Turnbulls per la precisione. Decisero di spendere le loro pause pranzo presso lo stesso fast food, ogni giorno, senza avere però il tempo di togliere gli abiti di scena. I gestori del fast food trascorsero giorni di inferno, credendo di essere punto di ritrovo di una pericolosa banda di strada. Tirarono un sereno sospiro di sollievo quando vennero ragguagliati in merito alla realizzazione di un film nella loro zona, a giustificare la presenza e l’outfit di quei ceffi.

 

Il finale del film, anche se un po’ frettoloso, è poetico quanto tutto il resto. Swan, il capo dei Guerrieri, è riuscito finalmente a riportare la truppa a casa dopo una notte sanguinosa. Ha perso compagni per strada, è ferito e ammaccato. Eppure non prova gioia scendendo dal treno e trovandosi la sua Coney Island davanti, tutt’altro. Prova tristezza, meschina tristezza, incapace di accettare un semplice fatto: il posto per cui si è battuto tutta la notte non è poi così speciale, anzi, varrebbe quasi la pena di ripartire.

Ed ecco che spunta un altro riferimento mitico, questa volta Omerico. È infatti importantissima l’analogia con Odisseo, eroe che impiega una vita intera per tornare a casa, salvo poi ripartire all’avventura.

 

Compendiare il significato di Cult in un solo articolo è molto complesso, così come complesso è riassumere il senso e la simbologia de “I Guerrieri della notte”.

Netflix ci viene in soccorso, proponendolo in catalogo.

Un suggerimento per la visione: fate uno sforzo e godetevelo in lingua originale, perché il doppiaggio italiano è piuttosto scadente, vuoi per alcune voci scelte, vuoi per alcune frasi che cambiano completamente di senso e significato senza particolar criterio.

 

Giuseppe Cassone

 

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