Secoli fa, quando Netflix era un sogno e l'unico modo per guardare film in streaming
era cercarli on line da siti in cui minimo si rischiava il carcere (beh, così la
ponevano) o un'esplosione del pc per non essere stati abbastanza veloci nel chiudere
la finestra con la voce robotica femminile che ripeteva insaziabilmente la frase
"CLICCA SU AGGIUNGI ESTENSIONE", una giovane ed annoiata versione di me cercava film
da vedere.
E tutt'ora se devo scegliere un film, scelgo qualcosa – sempre se non trovo qualcosa
della cricca Seth Roger-Jonah Hill etc. – di inerente alla musica. Appena seppi di
"Crossroads – Mississippi Adventure" corsi subito a cercarlo. Negli
anni penso di averlo rivisto non so quante volte e quindi, appena ho notato che era
disponibile su Netflix, perché non rivederlo? Tanto le battute le so ad una ad una,
a memoria!
Il film è un road movie del 1986 che parla di un giovane chitarrista
classico dell'accademiaJuilliard di New York, Eugene (Interpretato da un
Ralph Macchio ancora fresco del successo di "The karate Kid"), che
tiene il piede in due staffe: la musica classica ed il Blues. Eugene, fanatico del
genere del Delta, insegue la "Trentesima Canzone" di Robert
Johnson.
Johnson infatti, patriarca e Santo Protettore di tutti i bluesmen, nelle
sue sessioni di registrazione in Texas – tra San Antonio e Dallas – ha registrato 29
tracce che ancora oggi risuonano nella leggenda. Ma nel film ci viene raccontato di
come Robert avesse firmato per 30 tracce, perdendone una a causa della sua prematura
morte. Di Robert Johnson ci sono almeno tre tombe e tre versioni della sua morte. E
mentre lui entrava – o per meglio dire, fondava – il famigerato Club 27, quella
canzone sarebbe stata persa per sempre.
Liberarsi dalle proprie prigioni
I due protagonisti, nell'archetipo del viaggio del vecchio e del giovane in cui
ognuno impara dall'altro, sono per l'appunto Eugene e Willie Brown. Willie,
armonicista blues, ha suonato con Robert Johnson e si è trovato allo stesso incrocio
nel grande stato del Mississippi per vendere l'anima al diavolo, esattamente come
Robert. Eugene vive nella propria prigione, la musica classica. Quando prova ad
evadere mischiando Mozart con il blues, viene bacchettato intensamente. Willie Brown
è imprigionato in una casa di riposo. Eugene lo viene a sapere e decide di stargli
addosso come una pulce su un vecchio cane spelacchiato. Willie Brown è esattamente
il maestro che Eugene cerca: bluesman vissuto, dannato, amico di Johnson. Per
evadere, Willie è pronto a dare la trentesima canzone – a sua detta c'era quando
Robert l'ha composta, nel 1936 – ad Eugene, se lo libererà dal proprio carceriere.
Ma l'aguzzino di Blind Dog Fulton - Willie Brown è il
tempo: la morte che incombe, la sua anima dritta verso l'inferno per saldare il
debito del talento musicale, firmato su contratto col Diavolo cinquant'anni prima.
Probabilmente, se il giovane bluesman di Long Island non avesse ispirato
una via di fuga al signor Brown, il film non sarebbe neanche partito. Ma Eugene, il
"Talent Boy", è ostinato e dà un'ottima alternativa al vecchio.
Il Chilometraggio
"Quello che ti manca è il chilometraggio". La vita vera, difficile, senza un domani certo. Questo è probabilmente l'insegnamento migliore che Willie Brown dà al giovane Eugene. Insieme al Whiskey, certo. Magari il chilometraggio all'inizio è proprio una scusa di Willie, una bugia, che usa per farsi portare dal giovane al crocicchionel Mississippi per risolvere i sui affari con il diavolo. Ma sarà la migliore lezione del vecchio maestro al giovane allievo. Se non hai qualcosa da raccontare, come speri di poter dire qualcosa? Questo vale nella vita. Ed il blues è vita. Se non lo capisci, non potrai mai scrivere la trentesima canzone. Perché sì – SPOILER ALLERT – la trentesima canzone non esiste. Robert Johnson non l'ha mai scritta. Secondo Willie Brown, lo stesso Johnson, se fosse stato ancora in vita, avrebbe detto ad Eugene di cercarla da solo. Ma il nostro giovane protagonista riesce a trovarla, slide alla mano, solamente dopo aver percorso un po' divita vera: risse da bar, pistole, mascalzoni e soprattutto donne che ti abbandonano. Perché, come ricorderà lo stesso Willie Brown,<<il blues non è altro che un uomo buono che soffre da morire pensando alla donna che aveva una volta>>. E allora tutto prende senso. Il dolore, il sudore, l'umidità e la pioggia regalano ad Eugene il suo blues, la sua Trentesima Canzone, il blues sincero e credibile che cercava, ma che non poteva raggiungere non avendo, per l'appunto, il "chilometraggio" necessario per poter cantare un genere che parla di dolore e schiaffi in faccia.
Adattarsi al Terreno
L'unica cosa che rimane fissa in questo film in movimento, è la sensazione che il
blues riesce a trasmettere, la quale, paradossalmente, emerge al meglio nei momenti
di pausa del viaggio, negli spazi chiusi in cui il film si ferma per programmare il
prossimo passo in avanti nella crescita della storia, con la fotografia fissa sui
volti sudati dai protagonisti. Un bugia sudicia, cattiva e disperata è questo
percorso che, nella disperazione stessa, da ad un uomo la forza di trovare un suo
senso al mondo. Vagabondare in preda agli eventi ti insegna ad adattarti al
terreno, a rialzarti in piedi quando tutto è perso. E Willie
Brown questo lo ha imparato molto bene. Alla fine sarà proprio lui, il
Cane Cieco, a prendere il microfono in mano e dare nuova linfa ad Eugene con la sua
armonica, per portare avanti la sfida con un più che meravigliosamente
grezzoSteve Vai nei panni di Jack Butler, il nuovo uomo del
diavolo. Ma nella gara d'abilità chitarristica – con in palio l'anima di Willie
Brown – l'avversario è troppo forte, e tutto sembra di nuovo perduto.
Ma sarà la musica classica, il primo "padrone" di Eugene, a salvarlo: egli la adatta
all'elettricità della sua telecaster, al terreno su cui si trova. Ecco che
l'insegnamento del blues ha attecchito nel giovane. Ecco che proprio che con una
bugia – la musica classica in quel contesto – riesce a sopravvivere. Ed il blues, in
fondo, è anche sopravvivenza. Come viene suggerito a Robert Johnson dalla voce
velata nel flashback di inizio film, prima dell'inizio delle sue registrazioni,
bisogna piazzarsi davanti a quel microfono e tirare fuori tutta l'anima.
Con un riadattamento del Capriccio Op.1 #5 di Niccolò
Paganini, il ragazzo riuscirà a battere l'uomo del diavolo che,
sconfitto, se ne va dopo il grido d'agonia della sua chitarra che non riesce ad
arrivare alla nota più acuta suonata da Eugene.
Per chiudere e fare il punto su questo film – diretto da Walter
Hill – penso che un fun fact su tutti possa essere d'esempio:
nella colonna sonora, curata per lo più da un meraviglioso Ry
Cooder, è lo stesso Vai che incide "Eugene's Trick Bag", il
pezzo suonato da Eugene per vincere la sfida contro lo stesso Butler-Vai. Eccola qui
la solita, meravigliosa, bugia del blues.
Saverio Marasco
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