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La Grande scommessa: recensione Netflix

Nell’anno 2005 il mercato immobiliare americano appariva più stabile e florido che mai. Chiunque chiedesse un mutuo, preferibilmente a tasso variabile, era quasi certo di ottenerlo. Per questo, quando Michael Burry si presentò alle principali banche internazionali per scommettere sostanzialmente contro l’andamento del mercato, nessuno gli negò la possibilità di farlo, e anzi gli risero alle spalle. Michael Burry, però, aveva visto quello che il mondo non vedeva ancora: una pericolosa e crescente instabilità del sistema, peggiorata dalla vendita smodata di pacchetti azionari pressoché nulli, etichettati in maniera fraudolenta.

Il film racconta dunque la scoperta più o meno contemporanea da parte di alcuni uomini della gigantesca “bolla” immobiliare del subprime, cresciuta in seno al mercato immobiliare, e che poi scoppierà un paio d’anni dopo.

Com’è possibile conciliare lo spettacolo cinematografico, e il tasso fisso d’intrattenimento che deve assicurare, con il racconto di un crack finanziario, dove i protagonisti hanno nomi quali CDO e tripla A?(il CDO è un’obbligazione che ha come garanzia, collaterale, un debito). Eppure la cosa si fa appassionante man mano che si complica! Beh, The Big Short, il grande scoperto, dimostra che è possibile; scommette contro le regole date per marmoree del racconto filmico mainstream e vince. Anzi, dati il paradosso a monte e la sorpresa a valle, si può affermare che il film di Adam McKay stravinca, lasciando lo spettatore piacevolmente preso in contropiede.

Questo gioco al ribaltamento sulle aspettative di un pubblico ignaro e impreparato, che funziona bene ad una prima visione, non esaurisce però i meriti del film, che poggia invece su un’architettura narrativa solidissima, ispirata dal libro di Michael Lewis che sta alla base del copione, e su un potente e stratificato ritratto dei personaggi.

Alla fine dei conti, però, l’affondo che porta il film alla vittoria, riporta il castello di carte o se preferite l’effetto domino, su un terreno di scontro umano e comune. Nelle scelte personali che Baum/Carell è obbligato a compiere al termine della sua crociata e all’epilogo storico e giuridico della grande truffa delle banche. Un epilogo onesto e amaro, in cui il tasso variabile che oscilla più spaventosamente non è quello del mutuo ma della morale, e qui forse torna lo stile alla Scorsese e alla The Wolf of Wall Street. Avete scommesso contro il sistema americano, ammonisce un Brad Pitt serio e alternativo.

Lo stile con cui il regista Adam McKay ha deciso di raccontare questa storia è davvero unico ed originale. Del resto una messa in scena convenzionale non avrebbe funzionato visto il tipo di storia che si andava a raccontare. Attraverso esempi e metafore azzeccate la pellicola prende quota e convince. Ed è davvero un film per appassionati dell’argomento finanziario, per giovani e meno giovani trader e per chi vive il mondo della finanza dall’interno. Un film molto più efficace e realistico rispetto a Wall Street, che era più una satira di questi ambienti, oppure rispetto alle esagerazioni barocche di The Wolf of Wall Street.

Ed è un film con diversi piani di lettura, che funziona sia per il neofita, sia per chi ha già dimestichezza con un linguaggio e un mondo a sé come quello della finanza. Il mercato bull che crolla, ad esempio, è solo uno dei momenti realistici, dove l’impressione è quella di stare veramente appresso ad analisi finanziarie e di mercati. Questo se vogliamo è paragonabile al discorso che sul blog di Anyoption stiamo tentando di portare avanti con il trading online e le opzioni binarie.

In particolare la parte dove Brad Pitt istruisce i due giovani allievi, ricorda da vicino il materiale didattico che spesso viene fornito sulle piattaforme di trading per formare gli utenti che desiderano entrare nel settore delle opzioni binarie. Qui contano i numeri, le cifre e i nomi esatti. Nel film si fanno veramente nomi, luoghi e vicende che hanno fatto la storia recente di Wall Street e degli ambienti offWall Street.

La Grande Scommessa di Adam McKay racconta le vicende di tre gruppi di persone che, venuti a conoscenza dell’instabilità del mercato immobiliare americano, si operano per trarne grandi profitti scommettendo contro il mercato stesso. Una materia non semplice, quella raccontata in The Big Short, titolo originale del film: terminologia economica, bancaria, borse, Wall Street, Standars&Poors, Morgan Stanley,DeutscheBank, in un calderone di concetti apparentemente lontani anni luce dal consumatore e fruitore medio.

Uno dei motivi per cui consigliamo di vedere questo film non è per via del racconto in sé, ma per come esso viene sviluppato. Si tratta davvero di un modo nuovo ed originale per narrare e spiegare argomenti da sempre ritenuti ostici per il grande pubblico. La scommessa per attori, regista e sceneggiatore viene vinta a mani basse, e tra citazioni di Mark Twain, il solito Warren Buffett e i concetti motivazionali all’americana, così come le spiegazioni affidate ad argute metafore: su tutte la scelta di lasciare le spiegazioni più tecniche a Margot Robbie o Selena Gomez, riprese in contesti apparentemente fuori luogo e interpellati col loro nome, “bucando” così la parete della mezza finzione per sconfinare in un altro artificio è indovinata e geniale. Si tratta di un momento di puro cinema che resterà agli annali per la sua riuscita. Assolutamente consigliato!

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