FILM

THE DISASTER DUO: La Waterloo dei Fire Saga

Ce l’avete presente il tipico cantante di paese? Quello che, superata abbondantemente la mezza età, si ostina ancora ad inseguire il suo sogno musicale tra pianobar e paiettes improponibili? Proprio quello che, minuziosamente, si trascina dietro il cadavere di quell’esibizione musicale vista in TV che gli ha fatto dire “io devo diventare questo”? Bene, allora possiamo già sintonizzarci sull’Eurovision Song Contest, Anno Domini 1974: due sorridenti Agnetha Fältskog ed Anni-Frid Lyngstad degli ABBA cantano “Waterloo”. Il quartetto svedese è perfetto, sbrilluccicante, con ogni mossettina al momento giusto. Da lì la carriera degli ABBA prenderà il volo. “Waterloo” nel 2005 sarà eletta come la migliore canzone del concorso canoro europeo. Di fronte al tubo catodico, posizionato al centro della fredda casa di Húsavík, paesino islandese di rudi pescatori, la riunione di famiglia ed amici davanti all’Eurovision Song Contest ‘’74.

Qui il piccolo e biondissimo Lars – fresco orfano di madre – rimane folgorato dalla performance degli ABBA. Ridicolizzato dai presenti mentre si mette a ballare – una vera e propria prima esibizione,alla quale si unisce un’altra bambina: Sigrit – sulle note di “Waterloo”, promette platealmente, un giorno, di tacere le risate del momento vincendo proprio l’Eurovision Song Contest.

Il ridicolo ed il bisogno di riscatto a tutti i costi

Queste due cose, nella mente del piccolo Lars, lo trasformeranno negli anni in quel cantante da paese di cui si parlava prima. Il ridicolo ed il bisogno di riscatto a tutti i costi:queste due cose, lo hanno trasformato nel reietto grottesco che è oggi.

Passano gli anni. Lars e Sigrit formano la band/duo dei “Fire Saga”. Ad introdurceli è un pomposo videoclip norreno della loro hit “Double Trouble”, creata su misura per vincere l’Eurovision Song Contest, che riporta alla mente i migliori fenomeni musicali trash come i sacri “Zlad!” – “Elektronik-Supersonic” ed “Anti-Pope” sono gemme vere – del comico australiano Santo Cilauro. Ma è tutto nella loro testa: la realtà è invece nello scantinato di Lars, il sogno è metaforicamente interrotto da un aitante Pierce Brosnan nelle vesti del padre del cantante, dal quale ancora vive. La realtà dentro il sogno a tutti i costi di Lars è la serata nell’unico pub del paese dove, l’improbabile duo allargato dagli unici musicisti reperibili nella zona (vecchi e bambini) deve accontentare il solito pubblico, tra versioni di “Happy” di Phaller Williams e canzoni folkloristiche Islandesi, ricevendo un sonoro rifiuto al poter eseguire “la canzone per l’Eurovision Song Contest”.

Dal nulla in Eurovisione

Nel mentre, al quartier generale del team della selezione nazionale Islandese per l’Eurovision – lo “Söngvakeppnin” – sembra già che la vincitrice – papabile vincitrice anche del concorso Europeo – sia l’angelica Katiana (interpretata da Demi Lovato) e che nessun altro abbia speranze. È perfetta, perché non pescare il 12° artista del concorso direttamente da uno scatolone di demo tape? Perché non pescare proprio la cassetta dei Fire Saga? Perché non un’esplosione della barca a bordo della quale è in corso la festa dei partecipanti al Söngvakeppnin, dalla quale si assentano – vista una disastrosa esibizione che li relega all’ultimo posto – proprio i Fire Saga?
Ed è così, sopravvivendo, che i nostri Lars e Sigrit si ritrovano ad Edimburgo come rappresentanti Islandesi per l’Eurovision Song Contest. Il disastro, non c’è neanche bisogno di dirlo, è dietro l’angolo. Questo ce lo ha insegnato già nel 2001 il film “Rockstar”: se prendi qualcuno che ci crede così tanto, così troppo, e lo catapulti per una serie di sfortunati eventi nel suo paese dei balocchi, non possono che succedere guai.

Behind the scenes – Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga

I Fire Saga di uno svampito Will Ferrell si ritrovano così in un mondo di voci perfette, con l’autotune già incorporato in qualsiasi momento, dove quello che conta è proprio la voce, mai il contenuto. Il passettino, la teatralità dell’esibizione, mai il significato della canzone. Ed è così per tutti i partecipanti, dai disastrosi Islandesi al favorito russo Alexander Lemtov. Non è anche l’Eurovision Song Contest una gara canora con un giudizio? E se ormai nei decenni i più svariati talent musicali ci hanno insegnato qualcosa, è che in contesti del genere l’unica cosa che si giudica è la perfezione della voce e la magnificenza dell’esibizione.

Ed è in questo tanto desiderato mondo artefatto che Lars, come il miglior Tommy Wiseau (ripescatevi il film cult del trash “The Room” del 1995 per capire di cosa parlo), allontana l’unica persona che, non vista, lo ama per quello che è: Sigrit. Sigrit che prova così tanto amore nei suoi confronti da comprendere come la vittoria all’Eurovision sia l’unico sogno di quel bambino biondo di tanti anni prima. Sigrit disposta a supportarlo in ogni disastrosa esibizione del duo nel concorso canoro. Sigrit che mette da parte le sue bellissime canzoni per quelle di Lars. Sigrit che scrive canzoni che vengono dal cuore, Lars che le scrive dalla bile della sua ignorata esistenza artistica. Sigrit che vuole cantare, Lars che vuole vincere.
Alla fine della fiera, Will Ferrell – qui diretto da David Dobkin – interpreta quello che non è altro che un dolce bambino che, nel bene o nel male, rincorre un giocattolo mai avuto.

Il parallelismo con Wiseau– interpretato da un magistrale James Franco qualche anno fa nel biotopic “The Disaster Artist” – non è per nulla casuale: entrambe le figure hanno bisognodel successo artistico tramite la genuinità della loro disastrosa anti-arte, facendo di tutto affinché questa abbia un riconoscimento, al costo di annullare l’artista che dovrebbe farsi portatore di quelle emozioni, idee e sensazioni che una canzone (o un bel film) deve trasmettere. Ma Tommy e Lars non hanno niente da raccontare se non la loro brama di successo contro una vita ridicola ed emarginante. Entrambiassuefatti – per inseguire il riscatto sociale – all’idea di come l’arte dovrebbe essere. Entrambi, paradossalmente, non possono che essere amati per il coraggio dimostrato nel perseverare fino in fondo il loro fallimento ambulante. Fenomeni da baraccone, certo, ma così potenti e puri da ottenere quel successo – o forse semplicemente quell’amore – tanto agognato.

La verità dentro al personaggio di Will Farrell

Questo tipo di personaggio portato sullo schermo da Farrell, infatti, non può farsi voler male. Nella sua arroganza disincantata, non può che darci pochi semplici insegnamenti; essendo un personaggio vero, caratterizzato semplicemente ma in maniera effettiva e realistica, i suoi sbagli somigliano ai nostri e ciò che impara è un insegnamento per tutti, soprattutto per artisti o aspiranti tali: se hai un sogno, combatti con tutto te stesso per raggiungerlo. Ma stai attento a non perdere di vista la realtà, ciò che hai e ciò che davvero fa per te. Si tratta della musica o del riconoscimento? Questa è una domanda importante.

Ma la domanda più importante di tutte è, per me, in una bellissima scena di questo film, ad 1h e 26 minuti: vuoi prendere ciò che di buono c’è in te, con orgoglio – e sbatterlo in faccia al mondo a testa alta – o vuoi rincorrere ottusamente un’unica maniera di felicità?

 

Saverio Marasco

 

Articolista presso: https://temtomusic.blogspot.com/

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