FILM

La società demenziale: recensione Don’t look up senza spoiler

Se avete due ore di tempo sfruttatele assolutamente per recuperare Don’t Look Up, l’ultimo film di Adam McKay con DiCaprio e Jennifer Lawrence arrivato su Netflix a Natale, perché è geniale, attuale e molto commentato dalla gente giusta.

Una fotografia perfetta della nostra società demenziale, soprattutto del quadriennio trumpiano e del biennio pandemico. Il film riproduce in modo accurato il nostro zeitgeist,  avremmo pensato ci sarebbero voluti almeno cinque anni da oggi per dar vita ad un progetto simile e invece no.

Un “instant movie” che spara ad alzo zero sulla destra americana…come se fosse possibile assolvere la sinistra e su questo punto il film entra nel genere fantascienza. Ovviamente con una collisione al posto del covid ma la satira sociale di fondo è quella: un pianeta sotto stress per cause ecologiche, un impatto imminente e come reagiscono i “poteri forti” di fronte al pistolotto ecologista? Non ci meritiamo nemmeno un Bruce Willis, no. Boom…viene fuori chi siamo, adesso, al naturale e spesso senza uso di sostanze. Questi siamo. Punto. Contemporanei della fine del mondo con l’occhio alle notifiche su Instagram e “amen”. E chi è cresciuto nei ’90 sa che la merda di allora non si cambia con il platino di adesso. Clinton Bill vs Clinton Hilary e qui potremmo anche chiudere la pippa politica.

Una riproduzione perfetta di quanto i popoli, i politici, i social media e persino gli scienziati riescano a risultare stupidi, superficiali e soprattutto opportunisti di fronte a situazioni in cui il bene comune, la razionalità e la trasparenza andrebbero messi in primo piano. Credo sia veramente difficile guardare questo film senza notare decine di parallelismi con la narrazione e il modus operandi dei media di oggi, così come le reazioni della popolazione, sia in prima persona che attraverso i social media.

Fatevi un favore e recuperate questa piccola perla perché è probabilmente uno dei film più interessanti degli ultimi anni, e non solo per il cast stellare.

Credo sarà proprio con un clima del genere che l’umanità affronterà un’Apocalisse, possibile o certa che sia. E l’unica cosa che riesci a chiederti per tutto il film è se merita davvero di essere salvata.

Commento sui personaggi:

Meryl Streep come presidente donna ha dato spessore, sono certo che molti fossero già pronti a lamentarsi per una scelta politicamente corretta e invece si sono ritrovati di fronte la versione femminile di Trump.

Su tutti, a dare coerenza alla “visione sociopatica del potere” Jonah Hill nella veste di figlio/collaboratore della Presidente, senza di lui il film perderebbe il tono demenziale che è la parte migliore dell’impianto corrosivo su cui gira tutta la trama, la demenzialità delle istituzioni è il punto concettuale che rende il film paradigmatico di un’epoca: il Generale del Pentagono che frega i 20 dollari degli snack che erano gratis…è quello l’epicentro di tutto il film, è lì che il sistema deraglia, è lì che il film diventa valido, degno di essere visto perché produce qualcosa di sovversivo, è questo quello che resta oltre all’eroe di “un’altra generazione” ma non andiamo oltre.

Buone le prove dei protagonisti. DiCaprio sul pezzo. Da manuale gli attacchi di panico e le fitte intercostali, lo Xanax e la Lawrence: una alternativa totalmente calata nella parte.

Cate Blanchett divina ed antipatica, colta ed edonista incarna il nihilismo estetico dei media con tanto di dentiera e plastica facciale: perfetta. Come Chalamet che nel ruolo dello sbandato evangelico romantico non ha bisogno di recitare.

Alla fine delle 2 ore ne vorremmo di più…e questo nell’oggi del cinema a domicilio che si vede con il Pause/Play dello streaming, è raro.

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