FILM

Django Unchained – Fenomenologia del cinema moderno

Di notte, in una foresta, un uomo libera uno schiavo, uno è il dottor Schultz l’altro è Django. Il dottore è un cacciatore di taglie e Django conosce il volto di tre importanti ricercati. Sono coloro i quali lo hanno allontanato da sua moglie.Nel tragitto il dottore darà a Django un cognome, un cavallo e una professione, ma per lui sarà importante solo ricongiungersi con la donna a cui ha “osato” giurare amore eterno di fronte a Dio. Tempo l’inverno, che gli permetterà di mettere da parte qualche soldo, e partiranno alla sua ricerca.Django Freeman dimostra da subito talento con le armi da fuoco e, appoggiato dalla legge, si vendica con le sue mani dei soprusi subiti dai Brittle Brothers. Poi il dr Schultz lo conduce per mano verso un’atroce vendetta, che si consumerà divampante nella grande tenuta di Mister Candie, proprietario di una delle più grandi piantagioni di cotone, nonché appassionato di lotta tra mandingo, addestrati per lui nella sua casa, dove si trova Broomhilda.

Il twist tarantiniano

Tutto sarebbe potuto finire pacificamente, con una contrattazione in denaro come avevano preventivato, se solo Stephen il maggiordomo, nero anche lui, non si fosse accorto che qualcosa non andava e non avesse appoggiato il padrone, confermando la sua teoria sul servilismo e sull’inferiorità della loro razza, se solo non fosse stato così grande il crimine contro l’umanità consumato di fronte agli occhi del dr Schultz, troppo giusti per restare ciechi e fermi. I soldi non fanno la dignità, anche se all’inizio sembra voler dire il contrario.I due compiono un tragitto che è una rivoluzione ad ogni passo: irriverenza, provocazione, coraggio li accomunano, ma nessun’altra virtù, in nessuno di loro. Ogni personaggio è profondamente calato nella storia, così che è giusto solo ciò che li appaga e spesso è la violenza. La vita si paga con la vita, quindi con il sangue, “non il mio”(direbbe il Bob Dylan di Tempest) e il sangue si lava con il fuoco.A non macchiarsi sono i cavalli, coprotagonisti a mio avviso, se non del sangue degli uomini che portano in sella. Il cavallo, ammaestrato, porterà il padrone e lo sconosciuto lungo il tragitto finché sentirà tirate le briglie, ma quando non avrà più nessuno, correrà via, lontano dalla storia, lontano dagli uomini, dove il nostro sguardo non potrà.

Django: la sottile metafora dello schiavo freeman

Questa è la metafora di Django, dello schiavo, di Freeman: che dalle catene si libera attraverso un riscatto ed un nome, che saranno per lui non un traguardo, ma una mèta, postagli da un uomo libero, un uomo a cui non piacciono i criminali e per questo “non saprà resistere”. Occhio per occhio dente per dente! E lui è difatti un ex dentista.Django si riprende in mano il proprio destino, grazie ad una opportunità che sfrutta in pieno, seguendo l’alchimia tarantiniana, di un angelo che fa la giustizia della storia, quella che i libri non scriveranno e che i vostri figli non avranno la fortuna di leggere, ma guarderanno però nei film di Quentin Tarantino. Poiché l’uomo piuttosto va avanti aspettando che il tempo muti da sé le cose, ma il tempo è come il maggiordomo e noi siamo anche piuttosto pigri.

Interpretazione junghiana o della filologia libertaria

Tarantino ci da una bella sveglia. Il male necessario da cui sembra sorgere il bene. Il buio di nuovo. Ma ognuno recita la sua parte e per questo Django conduce una battaglia che è personale, che è mossa solo dall’amore per un’altra persona, questo amore gli fa mettere in luce qualità che lo faranno emergere come un eroe dal resto dell’umanità, dimostrando di non meritare il disprezzo e la condizione di inferiorità in cui era stato relegato, a dispetto e a discapito anche dei suoi simili.Questa storia è come un lampo di luce, rapido come la pistola di Django, come il sangue che in un fiotto schizza sul puro e bianco cotone, come le zampe del cavallo che scappano lontano dall’attacco fallito del kukluxklan al carro, come la colonna sonora i cui pezzi sembrano emergere impetuosamente dalla scena.

Conclusione

 

Django Unchained è poesia costruita sul dramma umano della schiavitù, e ci chiediamo se mai sia cambiato qualcosa. Le catene di Django sono visibili e pesano nel corpo. Sono leggere invece le nostre maglie di cotone, che ci impediscono qualunque rapido riscatto, tanto meno di essere risoluti, come Tarantino, che sembra averci vissuto nelle condizioni del suo protagonista e non fa scappare nessuno quando decide che è la fine.

 

Rosaria Grisolia

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