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The Wolf of Wall Street: la parabola scintillante di Jordan Belfort

Siamo o non siamo attratti dalla ricchezza? E’ giusto essere ambiziosi e volere di più dalla propria vita? A cosa conduce l’autoesaltazione e la bramosia per il potere?

Gordon Gekko, personaggio carismatico ed emblematico nella celebre pellicola diretta da Oliver Stone “Wall Street”, celebrava l’avidità come un necessario slancio in avanti che tutta l’umanità deve compiere. Jordan Belfort, il protagonista del film diretto da Martin Scorsese con piglio fresco e dinamico, è un cavallo pazzo che sa come muoversi tra i meandri della Wall Street anni novanta, post yuppie e dopata, capace di guadagnare in poco tempo cifre da capogiro e seguendo uno stile di vita improntato sull’onda delle star cinematografiche e del firmamento musicale. Il film parla di un giovane e ambizioso Jordan che catapultato in una New York Eldorado, si ritrova in un ambiente dinamico e dominato da personaggi paradossali e sfrontati come il suo mentore Mark Hanna, la cui filosofia di vita è fare soldi ai danni dei clienti sempre e comunque. Il suo tirocinio per una solida agenzia di broker gli darà le giuste armi per affrontare questo ambiente. Eppure in un primo momento Wall Street lo mastica e sputa in un boccone e sarà grazie al suo formidabile intuito che riuscirà a farsi strada. Formidabile venditore e munifico motivatore, grazie all’intuizione delle Penny Stocks, troverà la sua nicchia e il modo per arricchirsi e per far arricchire i suoi compagni d’avventura. Personaggi sopra le righe, situazioni grottesche, per quello che è a metà tra un circo e un girone dantesco, The Wolf of Wall Street è un film che mostra tutti gli aspetti che si celano in un ambiente tanto suggestivo quanto sfuggente come quello del mercato azionario.

E’ una cavalcata folle e allucinata a ritmo di rock, come solo Martin Scorsese sa fare, il quale celebra e non giudica quasi mai il suo protagonista emblema, in quella che è un’allegoria della ricchezza, del successo personale e dell’autoesaltazione. Leonardo Di Caprio scintillante ed euforico come sempre interpreta con grande carica e sfrontatezza il personaggio di Jordan Belfort, autore tra l’altro del libro omonimo da cui è tratto il film. Una delle cose più apprezzabili di questa opera è lo sguardo puramente antropologico che Scorsese riesce a descrive senza apparenti intenzioni morali la più assoluta avidità, restituendo quasi tutte le sensazioni, e soprattutto i ritmi e i guizzi di cui questo settore vive. Ci sono eccessi, sì, così come c’è droga e sesso nella migliore tradizione rock and roll americana, ma c’è anche ricerca di significato e comprensione di ciò che il denaro, il potere, e la botta di adrenalina generata dal duro lavoro sanno dare. Non è un caso che il tempo della finanza e della borsa attrae da sempre Hollywood e tutto il contesto circostante.

Nell’immaginario collettivo i broker di Wall Street sono e saranno sempre degli squali assetati di denaro, di potere e di vittoria. The Wolf of Wall Street celebra e restituisce un ambiente a sé come poche pellicole hanno mai fatto. Un film che ogni bravo venditore, sia esso un addetto alle vendite di un centro commerciale o un operatore di call center specializzato nel telemarketing dovrebbe mandare a memoria.

 

 

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