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MINDHUNTER: LE ORIGINI DEI PRIMI PROFILER DI SERIAL KILLER DELL’FBI

Pensate di conoscere tutto sulle serie tv riguardanti il crimine ed i serial killer in particolare?

Credete non si riesca a trovare nulla di nuovo ed originale su questo genere di serie tv? Beh vi sbagliate!

E’ indubbiamente lecito pensare che le storie di omicidi, di terribili assassini e di persone mentalmente malate che compiono i più efferati crimini, appassionano molto gli spettatori per i più svariati motivi, dalla semplice ricerca di “suspense” alla ricerca della comprensione psicologica degli omicidi o delle concause che hanno fatto scattare qualcosa nella mente del serial killer.

La prova di ciò è data dall’incredibile successo avuto da serie televisive quali CSI – Scena del Crimine, Dexter, Hannibal giusto per citarne qualcuna.

Bene! La serie TV Mindhunter, adattamento dell’omonimo libro di John E. Douglas e Mark Olshaker “Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit” pubblicato nel 1995, è molto differente dalle classiche serie tv sui serial killer.

Prodotta da David Fincher (che è anche regista di diversi episodi) e Joe Penhall, la serie è composta da due stagioni per un totale di 19 episodi, è ambientata negli Stati Uniti degli anni ’70 e narra le vicende di un gruppo di agenti che hanno dato vita al primo programma di profilazione criminale dell’FBI e che utilizzano materie come la psicologia per comprendere le motivazioni che stanno dietro ai delitti commessi dai “serial killers” al fine di evitare altri omicidi futuri.

I principali protagonisti sono due agenti dell’FBI: un poliziotto giovane – Holden Ford, interpretato dal bravissimo Jonathan Groff ed uno più anziano – Bill Tench, interpretato da Holt McCallany ed una docente di psicologia, la professoressa Wendy Carr – interpretata da Anna Torv.

Fin dalle prime puntate, è ben visibile lo stile Fincher (luci scure, colori cupi, attenzione ossessiva ai dettagli, sguardo imperturbabile alla violenza).

Il racconto è ambientato fra gli uffici dell’FBI di Quantico (Virginia) e nelle celle di vari penitenziari di Stato americani ove, passando da un aeroporto all’altro, si recano i due agenti dell’FBI per raccogliere testimonianza diretta delle esperienze vissute dagli assassini, al fine di identificare le origini del loro comportamento criminale ed i metodi da essi utilizzati ed ogni dialogo viene registrato meticolosamente, con le attrezzature dell’epoca, dall’agente Ford.

I due agenti, grazie alla loro innovativa attività “sul campo”, riescono a catalogare tutta una serie di profili mentali utili ad individuare assassini a piede libero, sulla base di queste interviste effettuate con i peggiori serial killer degli Stati Uniti (nella serie compaiono criminali tristemente famosi come Charles Manson, Edmund Kemper e “figlio di Sam” David Berkowitz)

Mind Hunter è ambientato in un’epoca in cui queste idee erano assolutamente nuove ed è proprio nei dialoghi, ricchi d’intensità ed assolutamente inediti, che questa serie si differenzia dalle altre.

Non vi sono scene del delitto per come siamo abituati a vedere e neanche inseguimenti adrenalinici di criminali, non vi è grande suspence, ma vi sono questi dialoghi con i criminali, intensi e profondi, che costituiscono i momenti più interessanti della narrazione.

Senza mostrare le violenze compiute, tranne che in pochissime immagini, Fincher e Penhall giocano d’astuzia con gli spettatori, creando un’atmosfera thriller basata sul racconto, le parole egli sguardi dei bravissimi attori/assassini, tra questi, in particolare, meritano di essere citati Damon Herriman (Charles Manson), Cameron Britton (Kemper).

E vedere questi personaggi, che rappresentano alcuni fra i peggiori elementi del genere umano, confrontarsi con gli agenti dell’FBI, quasi a fargli da mentore, provoca sensazioni disturbanti fra gli spettatori e ci fa preoccupare per l’equilibrio mentale di uno dei protagonisti, l’agente Holden Ford, che usa tutta la sua empatia per penetrare nelle perverse menti criminali, stando però attento a non farsi troppo coinvolgere da esse.

In sostanza, la narrazione degli eventi è incentrata più sulla descrizione del dramma umano dei personaggi che non sulle scene d’azione.

Dopo le prime due stagioni, si è anche parlato della produzione di una terza stagione, voci che, però, non trovano attualmente nessuna conferma da parte dello stesso Fincher, il quale si è dedicato poi ad altri progetti per Netflix (il film Mank).

Carlo Camoli

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